Davvero vorrei comprendere,
porre un qualche rimedio,
al quotidiano non sapere
al non godere l’ovvio e l’evidente.
Ma solo continua a stupirmi
la stessa difficoltà nel contare
i passi di questa assenza;
osservati di ora in ora
dal loro goffo equilibrio,
dal loro velato rumore
alla loro persistenza
Insistere a scrutare il proprio quotidiano
come se quelle spalle basse,
quella valigia piena di quanto non funziona
siano ormai la sola certezza d’appiglio
d’un perfetto atto di esclusione.
Chiedersi poi se l’operoso dolore,
quello strenuo colpire di tutti
possano restare un giorno di pioggia
immobili, sul ciglio d’una strada.
Semplici lembi di memoria.
Di quanto è stato.
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Guardo in volto il tuo ricordo questa notte
nell’insana follia di fissare un domani di nulla,
di graffiare il dileguandosi dei giorni.
Torno alla memoria nuda,
ai battiti, agli abiti che soli resteranno
di questi nostri giorni.
Di nuovo questa vergognosa faccenda
della morte che attende,
di questi inverni che sfilano e le nebbie
e le lune di nuovo, dopo giorni di nubi.
Assediato da [...]
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A lungo ho camminato solo
lungo questi e altri binari della vita.
Seguire il rettilineo dei pensieri,
misurare il paesaggio adeguando
il respiro e le traversine
nella melodia sconosciuta,
nel movimento.
Fino a quella stazione fantasma
in cui il tuo passo si è unito al mio;
fino alla notte in cui mi sono ritrovato,
la testa all’indietro, a cercarti
nel gelo di questo chiaro di luna.
L’ostinata premura di nascondere
il disagio e l’onda e il tremore
d’un pomeriggio a combattere questo
nuovo schermo di nulla.
Cercando di sfiorare i pensieri,
indovinare i colori o inventare il ritmo
di questo violento inatteso.
Trovando soltanto un pugno di sogni
davanti l’indicibile scacco
di un mancato gioco di sguardi.
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