Non se ne puo veramente più.

Di nuovo tutti con questa storia della mappa. E di nuovo a dire che rappresenta, che non rappresenta a via dicendo. Altri argomenti non se ne trovano più per caso?

Alcune note di metodo allora, sperando che in qualche altro giorno si possa chiudere definitivamente la questione. Che sarebbe il caso.

Esistono due metodologie di analisi. Quella quantitativa e quella qualitativa. In ognuno dei due casi è necessario che il campione preso sia rappresentativo, ovvero che rappresenti al meglio la realtà di tutto quanto esiste in realtà e non è entrato nel campione. La teoria delle reti deve sottostare anch’essa alle regole della ricerca e mi sa che non c’entri nulla in questo caso, a meno che non si voglia sostenere che essa funziona, ma allora non si sarebbe fatto un articolo su un supplemento di un quotidiano di economia.

La mappa pubblicata su Nova24 non è rappresentativa in nessuno dei due casi. Qui non c’è discorso che tenga. Nulla potrà dimostrare che essa sia rappresentativa a meno che non si dica che per avere un blog è necessario essere iscritti a BlogBabel. Conosco persone che non si iscrivono apposta pur essendo molto “consapevoli” (altra parola casuale che va molto di moda in questi giorni). D’altra parte tutte le persone (evidentemente “inconsapevoli”) che conosco e che hanno un blog sinceramente mi sembrano antropologicamente uguali a noi. Usano il blog nello stesso modo, solo non si interessano di classifiche, di “battere” i media tradizionali o di gingilli tecnologici. Si limitano a scrivere, a leggere e a commentare blog a loro affini. Pensa te…

Riprendiamo il discorso allora.

Se la mappa non ha alcun valore scientifico, a parte dimostrare che tra i blog si costruiscono legami e che essi, bene o male, tendono a connettersi, a cosa ci serve?

Ci serve per far vedere questa cosa a tutti? Puo servire, ben venga la pubblicazione.
Ci serve per autoproclamare una centralità di un certo di blog, quello che si occupa di tecnologia? Puo darsi, farebbe comodo a molti blogger che vivono di questo.
Di sicuro non ci serve per rappresentare la blogosfera italiana. Al massimo puo rappresentare come funziona un frammento di questa, ma si sarebbe dovuto presentare il tutto in maniera INCREDIBILMENTE diversa.

La blogosfera italiana sarà costituita da almeno…non so, cento nuvole, per dire un numero a caso e basso, come quella che abbiamo visto, sicuramente saranno molte di più. Esse saranno grandi o piccole e si raccoglieranno attorno ad un campo di attrazione. Ovviamente quello di BlogBabel è Pandemia, fonte di informazione precisa su cosa? Su media, tecnologia e simili. Mi pare ovvio.

Se guardiamo la mappa ad esempio vedremo come a nord siano raccolti quasi tutti i maggiori blog letterari ed essi sarebbero molti di più se non ce ne fosse una marea non segnalati. E potrebbero essere una nuvola separata se non ci fosse qualcuno di loro che si lega al centro per motivi di interessi del tutto personali.

Cambiamo allora dicitura. La mappa di Blogbabel è la mappa italiana dei maggiori blog tecnologici, quelli che hanno maggiore risalto sui vecchi media e probabilmente il numero minore di visite in rapporto. Perché ci sono blog di poesia, blog di vita privata e via dicendo che, per i loro argomenti più accessibili, attirano molte più persone “inconsapevoli”.

In conclusione questa mappa, che doveva servire per rappresentare la situazione, ad un momento dato, della conversazione tra i blog tecnologici italiani e pochi altri, è stata presentata come molto più. E questo è stato un errore, in parte ammesso, in parte non ancora compreso.

Il fatto è che qui si gioca con l’informazione e siccome va tanto la moda di parlar male dei giornalisti, questa volta si potrebbe dire che anche i blogger hanno preso una bella cantonata, scambiando la loro realtà per la realtà tout court. Capita, è sempre successo, lo si dica, si chieda scusa e si riparta, perché il lavoro in se ha un grande valore (basta dire che nel suo piccolo campo d’azione funziona molto meglio di Technorati).

Il problema è che fino ad oggi non c’è una definizione di cosa sia un blog, e ognuno puo sostenere la propria versione. C’è chi dice che non è blog senza commenti, chi dice che non lo è se non conversa, chi dice che non lo è se fa parte di questo o di quello o se non ha i feed. Fino a che non si mette ordine chiunque potrà sostenere quello che vuole e se avrà l’occasione potrà divulgare la propria versione. Assolutizzandola come sempre avviene quando se ne presenta una sola.

Io non mi sento rappresentato dalla mia posizione nella mappa. Non mi sento rappresentato dalla definizione di blogger data nelle spiegazioni della stessa. Come già dice qualcuno neppure io mi sento rappresentato da queste idee come dalla mia laurea (uguale alla sua, ma diversissima. Tra le altre cose!). Da qui ne deduco che dobbiamo un po’ chiarirci le idee.

Per la mappa semplicemente non la tengo appesa al muro, anche perché non arriva Nova qua da noi.

Per la laurea ne sto prendendo una seconda.

Per il blog vedremo, quando possibile, di darne una definizione abbastanza generica da includervi tutti coloro che ora ne son lasciati fuori e che ci soddisfi tutti.

Pero per favore, non è che esistono solo quei 2000erotti blog e solo la blogosfera italiana di cui parlare. C’è davvero un mondo di fuori, anche solo a qualche bit di distanza.

13 thoughts on “Un ennesimo post sulla famigerata mappa!”

  1. Vorrei difendere il lavoro di Ludo. La mappa è utile perchè è una fotografia di una realtà complessa. Una rappresentazione non si critica, la si osserva e si cerca di trovare elementi interessanti. Ho sempre ritenuto che non è la ricerca della rappresentatività l’elemento importante di questo lavoro, ma sopratutto la sua dinamicità. Se questo lavoro verrà ripetuto nel tempo sarà interessante osservarne le evoluzioni, allora si che potremmo forse trarne qualche informazione utile. E’ un lavoro che ha bisogno di tempo, diamoglielo.

  2. Ma. Anche con tutto l’impegno e la tecnologia del mondo. Avrà mai senso mettersi a cercare di stabilire numericamente cosa sia l’autorevolezza e pretendere di confrontare quella attribuita ai vari soggetti?

    A me, sinceramente, pare molto di utopia…

  3. quello della pseudo scienza è un male che affligge tutto il mondo dell’informazione, della comunicazione, del marketing. I blog non ne sono immuni.
    La merce rara e quindi preziosa per i media ed i blog è l’autorevolezza. Il problema è sempre stato misurarla, in un epoca dove tutto e metrica e management, compreso il consenso, la sua ricerca, la sua produzione.
    La mappa ha la stessa funzione dei migliaia di acronimi che ict, media e teorie economiche producono quotidianamente e da un identità, un peso ed una sostanza a qualcosa che è difficile da determinare: la blogosgera.
    Il prezzo da pagare è lo svuotamento del significato.

    “si mentiva con rabbia al di là dell’immaginabile, molto al di là del ridicolo e dell’assurdo, nei giornali, sui manifesti, a piedi, a cavallo, in vettura. ci si erano messi tutti. Si faceva a chi mentiva molto più degli altri. Presto, non ci fu più verità in città. […]Tutto quel che toccavi era truccato, lo zucchero, gli areoplani, i sandali, le marmellate, le foto; tutto quel che leggevi, inghiottivi, succhiavi, ammiravi, proclamavi, confutavi, difendevi, tutto quello non erano altro che fantasmi pieni d’odio, falsificazioni, mascherate. […]Il delirio di mentire e credere ti si attacca come la rogna.”
    Viaggio al termine della notte, Celine.

    Magari è un po forte e non dico che i bloggers italiani mentano ma il meccanismo mistificatorio della produzione industriale di notizie se non contrastato rischia di uccidere il bambino nella culla.
    salutoni

  4. Ora dirò delle sciocchezze, ma è l’ultimo giorno dell’anno, l’arrosto è nel forno… quindi le scrivo così come mi vengono in mente.
    Quando ho aperto il paginone di Nòva mi sono un poco innervosita, poiché non comprendevo il senso. Poi ho visto la mappa in formato digitale e quel cielo nero si è illuminato: BigBlogBang. L’inizio, il possibile aperto alla mutazione. Voci indistinte: il rumore del molteplice.
    La mappa “fotografa” il territorio deterrritorializzato ed è la prima “opera darte” del collettivo.
    “… l’architettura del futuro assembla zattere di icone per attraversare il caos. All’ascolto del cervello collettivo, traducendo il pensiero plurale, essa erige palazzi sonori, città di voci e canti, istantanei, luminosi e mobili come fiamme”.
    Non è che Lévy descriveva la “nostra” mappa? 😀

    L’arrosto è cotto ed io mi sono procurata il libro per la citazione testuale. 😉

    Buon anno a tutti!

  5. Un modello è utile nella misura in cui ci aiuta a capire in qualche modo dinamiche della realtà. Anche questo lo è, pur se limitato e viziato da errori di impostazione. Concordo con Simone nel pensare che la presentazione che ne è stata fatta, come mappa de “la blogosfera italiana” abbia alimentato la polemica.

  6. Allora…

    Secondo me l’unica cosa da fare con la mappa è guardarla! Altro non ci si tira fuori. (al di là della conclusione che i blog concersano e si riuniscono secondo gli interessi si chi li cura).

    Non so come mafe e carla possano usare la mappa, sinceramente penso facciano piuttosto riferimento alla nuova funzione di ricerca di blogbabel, che quella si, per ora sembra funzioni bene. Certo, da risultati su pochi blog, ma almeno questi sono buoni. Di Technorati io non sopporto che mi dia risultati a caso, sempre diversi tra l’altro…

    Credo sia questa l’incomprensione di base!

  7. Simone,
    come hai premesso, la questione delle classifiche e delle mappe è una falsa questione: se cominci a parlarne ti rendi conto – come tu giustamente hai fatto – che se volessi discuterne con un piglio, non dico scientifico, ma adeguato al fatto che a parlarne è stato il maggiore quotidiano economico italiano, dovresti prima dare una definizione abbastanza condivisa o quantomeno “chiara” dell'”oggetto” della misurazione, cosa praticamente impossibile visto che ognuno tende a vedere il blog dal proprio punto di vista.
    Tanto è vero che il problema riciccia ad ogni discussione “seria” che riguarda i blog; ne sa qualcosa Antonio Sofi che, avendo fatto da moderatore in molte discussioni pubbliche su l’effetto dei blog in determinati contesti -politica, media, social networking – si domandava meravigliato come mai alla fine la discussione finiva immancabilmente sulla fatidica domanda “sì, ma cosa è un blog?”
    Per quanto riguarda la mappa, poi, non è chiaro nè cosa misura e neanche come, visto che la ricetta con la quale cucina i dati di ingresso non è pubblica.
    Avendo stabilito ciò, l’unica domanda sensata è: che ci faccio io e che ci fanno gli altri co ‘sta mappa?
    Personalmente fatico a capire come blogbabel possa essere utile: almeno technorati, per quanto fallace, permette di sapere più o meno chi ha ripreso una certa discussione.
    Per questo sarei curioso di sapere come la utlizzano Mafe e Carla.

  8. D’accordissimo mafe e…non temere! Mi sto dedicando a cose mooooolto meno necessarie della definizione dei blog in questi tempi, diciamo che sto trattando la questione dell’enunciazione linguistica in semantica pragmatica!

    Se passassi a dedicarmi all’inutile definizione di blog credo avrei già fatto un grande passo verso l’utilità umana!

    No, più che altro sarà una presentazione curiosa di come chiunque veda il blog come una cosa diversa. Poi tirero in breve quali sono i punti comuni, niente di che.

    La vera definizione si farà col tempo e con l’uso, mica devo inventarmela io!

  9. Non solo la mappa non è rappresentativa, ma è viziata dal fatto che premia la competenza tecnologica, non certo la qualità dei contenuti e la personalità dell’autore. Se non usi feedburner, per esempio, sei sottorappresentato.
    Detto (e ridetto) questo, mantiene una sua utilità di strumento di ricerca, per me più funzionale di Technorati, e chi se ne frega delle classifiche. E davvero pensi che sia ancora necessario definire i blog? Ancora? Io davvero no, Simone, dedica le tue energie a cose più pressanti 🙂

  10. Guarda, quando l’hanno presentata a Torino hanno detto come stavano secondo loro le cose.

    Ludo ha detto che secondo lui la ricerca era rappresentativa perché i blog iscritti provenivano da tutte le piattaforme italiane e, se non ricordo male, perché i primi 300 in classifica non cambiavano da tempo. E qualcosa di altro, tra cui che alcuni blog esterni non collegati col resto della nube erano stati tagliati per mancanza di spazio. D’altronde lo stesso Ludo è stato il primo a ricredersi e a tirarsi un po’ indietro in maniera apprezzabilissima quando gli è capitato di vedere alcune cifre sui blog che non erano contemplati dalla ricerca. Mi metto a cercare i post e poi aggiorno con calma.

    Per me si è trattato più che altro di un errore, di voler fare notizia sulla ricerca a spese della stessa che, fino all’uscita di Nova, finché se ne era parlato tra noi non aveva alzato alcuna lamentela. Secondo me l’errore non è nel come, ma nel come è stata presentata. Tutto qua.

    Per questo dico che parlarne in questo modo serve molto poco. Abbiamo già da un mese tutti i dati per tirare le conclusioni. Ma evidentemente non sono arrivati a tutti o non tutti li hanno compresi e allora si continua a parlare. A volte quando davvero non servirebbe.

    Quindi capisco solo fino ad un certo punto. E qui i nuovi media c’entrano solo fino a un certo punto. Non nascono dal nulla e non cambieranno tutto.

    Sono cose in parte nuove che ci dobbiamo mettere ad analizzare e che ancora non si sono sviluppate in maniera coerente essendo partite su schemi che erano quelli dei media tradizionali. Nulla di strano, succede con l’apparizione di ogni nuovo media. Poi chissà, vedremo, ma certe conversazioni davvero sembrano spesso discorsi tra sordi.

    Spero di beccarti a Roma allora, dove sopporterò tutte le cose brutte che vorrai dire, anche se il “semiologo” oggi non esiste più per fortuna. Purtroppo in italiano ancora non hanno creato la differenza di significato che hanno qui in Francia tra sémiologue e sémioticien.

    Diciamo che la volontà di spiegare ogni cosa è bella che andata e che io faccio parte della corrente che crede che la semiotica non sia una disciplina à sé, quanto un metodo di ragionamento da applicare a tutte le scienze umane. Ma poi il discorso diventerebbe ben più lungo e noioso. Ed è sabato per tutti quindi evito!

    Il mondo? Sempre più piccolo di quanto continuiamo a credere ogni volta che lo vediamo più piccolo del giorno prima!

  11. Bah, ci sono criteri (e motivazioni sottostanti alla loro scelta) alla base di questo lavoro che ancora non mi sono chiari. Spero che li spieghino presto.
    Poi magari parlarne può essere noioso tout court, ma in fin dei conti è utile. Stiamo parlando di qualcosa di nuovo, un settore che non ha precedenti negli studi specifici.

    Proprio tu dovresti capirlo meglio di altri, dato che indaghi (cito da un tuo commento) “il passaggio dalla materialità all’immaterialità della scrittura [che] porterà modifiche che neppure riusciamo a cogliere oggi, a livello cognitivo”.
    Vedremo, insomma…Forse cose più importanti di quelle che vediamo passano anche da queste conversazioni, chissà…

    p.s. Sei cugino di Thomas? Quanto piccolo è, il mondo?! (cmq spero di riuscire a venire al BarCamp di Roma – dirò cose terribili sui semiologi, ti avviso! :-P)

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